Indici di bilancio: gli indici di redditività (formule ed esempi)

da | Dic 3, 2020 | Finanza Personale | 1 commento

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“Ci sono molte imprese che, pur svolgendo con buoni risultati l’attività nella quale sono impegnate, non riescono a crescere in modo significativo.

La non crescita, anche se non condannabile sic et simpliciter, è dunque un problema.”

Claudio Demattè

Se hai intenzione di determinare il valore di un’impresa e comprendere se sta crescendo o se sta invece sprecando le risorse impiegate, l’analisi degli indici di redditività è in grado di assumere un ruolo molto importante e strategico.

Nel caso in cui tu voglia espandere gli investimenti produttivi ed alimentare l’evoluzione tecnologica nella tua azienda, dovrai sicuramente aumentare il capitale investito. Significa che dovrai aggiungere ulteriore denaro all’interno della società. In seguito dovrai valutare l’andamento del tasso di crescita del fatturato e degli utili e ricorrere all’analisi di bilancio per comprendere gli effetti delle tue scelte.

Tutti gli investimenti che avrai intenzione di realizzare e che sono sicuramente orientati alla crescita aziendale, comporteranno inevitabilmente effetti sia a livello economico che patrimoniale. Infatti avrai un incremento di fatturato, di costi del venduto e di struttura, ma anche la crescita dell’attivo circolante e fisso.

La decisione di crescere impatta notevolmente sulle componenti di reddito, cioè costi e ricavi. Tuttavia non bisogna dimenticare gli effetti che si verificano anche a livello patrimoniale. Infatti le componenti di reddito sono strettamente connesse a quelle patrimoniali.

Per poter monitorare l’andamento di costi, ricavi, attività e passività è necessario quindi procedere con l’analisi di bilancio.

Un ultima cosa prima di cominciare…

I tempi sono cambiati, oggi solamente gli individui più qualificati trovano facilmente lavoro mentre i meno preparati rimangono disoccupati. Vuoi aumentare le tue possibilità di successo oppure meritare uno stipendio più elevato?

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Che cos’è l’analisi di bilancio?

Foto di Steve Buissinne da Pixabay

L’analisi di bilancio è un metodo di valutazione che, a partire dai dati contabili, è in grado di verificare e misurare l’andamento della gestione aziendale. Attraverso l’analisi di bilancio potrai fare un confronto nel tempo, conoscere la gestione passata e programmare gli interventi futuri.

L’analisi di bilancio ci offre indizi sullo stato di salute delle società e al tempo stesso ti può permettere di identificare opportune manovre correttive da applicare.

Questa analisi è fondamentale per comprendere come si sta evolvendo la gestione economica, patrimoniale e finanziaria. E’ essenziale per comprendere se stai effettivamente creando ricchezza oppure se stai depauperando la tua società.

L’analisi di bilancio è stata storicamente utilizzata per conoscere ed interpretare la gestione passata. Oggi, invece, diviene strategica in una logica di valutazione di tipo prospettico, soprattutto in caso di richiesta di finanziamenti presso gli istituti di credito.

Il fatto di presentarsi in banca con una serie di risultati di previsione permette di essere valutati come clienti dotati di maggiore affidabilità: non dimenticare che la banca fa conta sui futuri flussi dell’impresa per la restituzione dei finanziamenti erogati.

Ma come si effettua l’analisi di bilancio?

L’analisi di bilancio è caratterizzata da 3 fasi principali:

  • la riclassificazione;
  • la costruzione degli indici;
  • la successiva lettura ed interpretazione dei dati rilevati.

Pertanto per poter procedere, per prima cosa dovrai partire dalla riclassificazione del bilancio.

In pratica il tuo punto di partenza deve essere il bilancio redatto in base agli schemi obbligatori previsti dagli art. 2424 e 2425 del Codice Civile, composto da Stato Patrimoniale, Conto Economico e Nota Integrativa.

Procediamo per gradi, partiamo dallo Stato Patrimoniale, composto da Attività e Passività, e lo riclassifichiamo nel modo di seguito indicato.

A proposito, nel caso in cui tu non conosca in maniera approfondita i contenuti dello Stato Patrimoniale e desideri saperne di più, ti consiglio di leggere l’articolo ad esso dedicato.

La riclassificazione dello Stato Patrimoniale

La riclassificazione dello Stato Patrimoniale, offre importanti riferimenti per l’analisi della struttura finanziaria dell’impresa e della composizione del Capitale Investito.

Prima di passare a vedere nel dettaglio gli schemi di riclassificazione, vorrei parlarti brevemente delle principali voci contabili oggetto della nostra classificazione:

– Attività;

– Passività;

– Capitale Netto.

Le Attività di bilancio

Le ATTIVITA‘ sono ordinate in maniera tale da poter identificare il capitale investito inteso come:

Fondi liquidi a disposizione: cassa, banche (intese come liquidità immediate), crediti verso clienti, o altri crediti e magazzino (Liquidità differite).

Faccio notare che troverai le giacenze di magazzino fra le attività correnti perchè ritenute un investimento con realizzo a breve.

investimenti in attesa di realizzo: macchinari, immobili o qualunque altro tipo di immobilizzazione anche finanziaria (partecipazioni ed altro).

Le Passività di bilancio ed il Capitale Netto

Le PASSIVITA’ ed il CAPITALE NETTO sono riclassificati per fotografare il capitale acquisito in quella determinata data di bilancio. Rappresentano i finanziamenti ricevuti (da banche ad esempio) e che dovranno essere rimborsati da parte della società.

Il capitale acquisito corrisponde a:

Passività correnti: si tratta di debiti a breve verso fornitori e di debiti verso banche che saranno pagati entro l’anno. All’interno dei debiti a breve troviamo le quote capitale dei mutui che saranno pagate alle banche entro l’anno in corso;

Passività consolidate: sono rappresentate da mutui a medio lungo termine, Fondo trattamento di fine rapporto, eventuali prestiti obbligazionari;

Patrimonio netto: rappresenta il capitale proprio, cioè il capitale d’apporto e l’autofinanziamento. Rappresenta il capitale conferito dai soci. Il capitale d’apporto è dato dai conferimenti effettuati dal proprietario e dai soci al momento della nascita dell’azienda. L’autofinanziamento è dato tipicamente dagli utili d’esercizio prodotti e non prelevati o distribuiti ai soci.

Se al momento della costituzione della società i soci conferissero 100.000,00 euro, il Patrimonio Netto sarebbe pari a tale valore. Tale valore varia in base all’andamento dell’azienda. Poniamo che alla fine del primo anno di attività la società registri un utile di 50.000,00 euro.

Ecco che il Patrimonio Netto diventerebbe 150.000,00 euro.

E’ importante notare che il capitale investito ed il capitale acquisito devono sempre coincidere perfettamente nel loro ammontare.

Stato Patrimoniale riclassificato in base al criterio funzionale e finanziario

Dopo avere presentato brevemente le principali voci che caratterizzano lo Stato Patrimoniale, ti mostrerò gli esempi di due schemi di riclassificazione.

In realtà la letteratura ne offre molteplici… Non esiste uno schema migliore di un altro, dipende tutto dal tipo di informazioni che desideri ottenere.

Non pretendo di essere in grado descriverti tutte le modalità esistenti, mi limiterò a mostrarti i due schemi che ritengo siano maggiormente utilizzati.

Gli schemi che ti propongo nascono per rispondere a due diverse finalità:

Funzionale;

Finanziaria.

Facciamo un esempio di Stato Patrimoniale riclassificato secondo un criterio funzionale:

Stato Patrimoniale riclassificato (funzionale)

Qual è la caratteristica principale di questo schema? Come puoi notare, lo Stato Patrimoniale Funzionale distingue le attività e passività di bilancio in base alla loro area di appartenenza.

Troviamo:

– l’area legata alla gestione caratteristica, che rappresentata l’attività tipica dell’impresa;

quella accessoria, utilizzata per impiegare in maniera redditizia i mezzi liquidi aziendali in esubero;

– l’area legata alla gestione finanziaria, costituita dalle attività di reperimento dei capitali da impiegare in azienda.

Stato Patrimoniale riclassificato (finanziario)

Invece, lo Stato Patrimoniale riclassificato in base a criteri finanziari, tiene conto del diverso grado di esigibilità delle voci del passivo e liquidità delle voci dell’attivo di bilancio.

Permette di analizzare la composizione del capitale investito, da chi abbiamo preso i soldi e come li abbiamo investiti.

Il Conto Economico riclassificato a Valore Aggiunto

Dopo avere parlato della riclassificazione dello Stato Patrimoniale, prima di passare alla trattazione degli indici di redditività, ti mostrerò un esempio di Conto Economico riclassificato. Esamineremo lo schema più diffuso nella letteratura finanziaria.

Conto Economico riclassificato

Il prospetto in esame riguarda essenzialmente le aziende industriali. La sua caratteristica principale è quella di arrivare a determinare il risultato economico d’esercizio accumulando costi e ricavi in modo da esprimere il contributo di ciascuna area alla redditività generale.

Si individuano: l’area finanziaria, l’area accessoria, l’area straordinaria e l’area tipica dell’azienda.

Il contributo della gestione caratteristica viene determinato nella parte superiore del prospetto.

Il risultato operativo, in quanto risultato prima degli oneri finanziari, dei proventi ed oneri straordinari e delle imposte risulta essere molto significativo.

Considera che il Margina Operativo Lordo (detto anche M.O.L. o E.B.I.T.D.A) e Risultato Operativo (detto anche E.B.I.T) sono i due indicatori che troverai sempre nelle analisi di bilancio.

Ora che abbiamo a disposizione i bilanci riclassificati, possiamo finalmente calcolare gli indici di bilancio.

Comunque nel caso in cui fossi interessato ad approfondire il Conto Economico e le sue componenti, ti invito a leggere l’articolo ad esso dedicato.

Cosa sono gli indici di bilancio?

Foto di Arek Socha da Pixabay

Gli indici di bilancio sono dei quozienti dati dalla divisione dei valori dello Stato Patrimoniale e del Conto Economico riclassificati.

Sono utilizzati per poter approfondire le conoscenze sull’assetto aziendale e sulla funzionalità economico-finanziaria delle società.

Quindi per poter avere informazioni riguardanti l’andamento aziendale, dovrai effettuare una serie di rapporti fra le varie poste di bilancio. Nella maggior parte dei casi otterrai quozienti espressi in %.

Gli indici si suddividono per finalità conoscitive, e tale suddivisione dipende da quali aspetti della gestione ti interessa valutare.

Troviamo gli indici per l’analisi di:

Redditività;

Produttività;

Solidità Parimoniale;

Situazione di Liquidità.

Chiaramente tutti questi indici sono fra loro collegati e vanno considerati come elementi di un sistema. Solo se li si considera parte integrante del sistema aziendale si potrà comprendere pienamente il loro significato.

Per verificare la correttezza dell’evoluzione aziendale, è necessario fare un confronto con i risultati raggiunti gli anni precedenti.

In questo articolo ci soffermeremo in maniera particolare sugli indici di Redditività.

Cosa sono gli indici di redditività?

Foto di PublicDomainPictures da Pixabay

Gli indici di redditività servono per comprendere gli aspetti e le caratteristiche che riguardano la gestione svolta dai soci e dall’alta direzione aziendale.

Sono necessari in azienda per capire se i soci e/o l’alta direzione si stanno adoperando in maniera corretta per produrre utili o meno.

Gli indici di redditività forniscono informazioni in merito alla capacità dell’azienda di produrre ricchezza e ci dicono anche come questa ricchezza viene destinata.

L’obiettivo di questo tipo di analisi è quello di fornire informazioni circa la situazione economica dell’impresa. Potrai così capire se l’azienda potrà remunerare il capitale di proprietà e quello di debito dopo aver coperto i costi.

Gli indici di redditività si possono distinguere in due tipologie:

– In primo luogo abbiamo gli indici di redditività netta, al cui vertice troviamo il ROE;

– infine abbiamo gli indici di redditività operativa, al cui vertice abbiamo il ROI.

La differenza principale è rappresentata dalle caratteristiche e dagli aspetti della gestione che ci interessa conoscere.

Vediamo quali sono gli indici di redditività considerati maggiormente significativi.

ROE

Come ho già anticipato nel paragrafo precedente, al vertice degli indici di redditività netta, troviamo il ROE.

La formula del ROE è la seguente.

Formula per il calcolo del ROE

Il ROE è solitamente indicato in termini percentuali. Significa che il risultato del rapporto ottenuto va moltiplicato per 100.

Il Reddito Netto dell’esercizio è dato dall’ UTILE o PERDITA di bilancio.

I Mezzi Propri rappresentano l’ammontare di Capitale Proprio mediamente impiegato nel periodo. Si ottiene facendo la media aritmetica del capitale ad inizio anno e di quello a fine anno.

Il quoziente ottenuto esprime il rendimento economico del capitale di rischio per l’esercizio considerato. Ci fa capire quanto l’alta direzione sia stata in grado di generare RICCHEZZA.

Indica la redditività effettivamente ottenuta dall’impresa ed il grado di remunerazione del rischio dell’imprenditore e dei soci.

Significa che avrai convenienza ad investire il tuo capitale in quella determinata attività solo se il guadagno ottenuto, sarà maggiore a quello di altri investimenti a RISCHIO MINORE.

Ti segnalo anche che non è significativo in caso di aumento del CAPITALE SOCIALE in corso d’anno.

Il valore del ROE può variare molto.

Può andare da un dato maggiore di zero, in caso di risultato positivo.

Oppure, in caso di esercizio chiuso in perdita, potrebbe essere rappresentato da un valore minore di zero.

Il ROE è un indice molto utilizzato, tuttavia a mio parere non è sempre del tutto significativo. Infatti le imprese, grandi o piccole che siano, mettono in atto tutte le politiche più lecite per abbattere il reddito imponibile che terranno artificiosamente basso.

Per cui si tratta di un indice apprezzato ma non è molto attendibile

Come si calcola il ROE?

Al fine di aiutarti a comprendere come procedere al calcolo di questo indice di bilancio, vorrei mostrarti a livello pratico il calcolo da effettuare.

Per questo utilizzerò i dati inseriti nei prospetti di Stato Patrimoniale e Conto Economico riclassificati in precedenza.

Quindi, a partire dai dati forniti negli schemi ed applicando la formula descritta sopra, troverai che:

– con riferimento all’anno 2019: il ROE ammonterà al 16,58%

ROE del 2019

– Per quanto riguarda il 2018: dal calcolo emerge un ROE del 21,30%

ROE del 2018

– Infine il ROE per l’anno 2017 ammonterà al 50,49%

ROE del 2017

Un bel calo direi! Ma vediamo di scendere maggiormente nel dettaglio per cercare di capire la motivazione che ha portato l’azienda a ridurre la ricchezza generata.

Per fare questo partiamo scomponendo il ROE.

Scomposizione del ROE

Il ROE può essere scomposto in 3 indici specifici:

1. la REDDITIVITA’ DEL CAPITALE INVESTITO (ROI);

2. il RAPPORTO DI INDEBITAMENTO;

3. l’INCIDENZA DEL RISULTATO NETTO SUL RISULTATO OPERATIVO.

Infatti il ROE è legato a questi tre indici attraverso la seguente relazione matematica:

Scomposizione del ROE (formula)

Il significato di questa equazione è evidente.

Il ROE è influenzato dall’azione congiunta dell’attività operativa , rappresentata dal ROI, dalla struttura finanziaria (il rapporto di indebitamento) e dal peso degli oneri finanziari e delle altre componenti non operative, dato dal tasso di incidenza del risultato netto sul risultato operativo.

Partendo dalla scomposizione del ROE, andiamo a vedere le formule per calcolare i singoli indici che lo compongono.

Un’ultima cosa prima di continuare con gli indici di redditività, se desideri approfondire ulteriormente gli aspetti che riguardano il ROE, valutando come utilizzarlo nella vita di tutti i giorni, leggi l’articolo specifico.

ROI

Per valutare meglio l’andamento della redditività aziendale viene utilizzato il ROI, che rappresenta la Redditività del Capitale Investito. Il ROI costituisce l’anello di congiunzione fra l’analisi della redditività netta e l’analisi della redditività operativa.

Il ROI è molto importante in quanto può dirci quanto gli investimenti effettuati sono in grado di generare reddito. Lo scopo del ROI è quello di misurare la capacità di gestione degli amministratori, verificando quanto gli investimenti che sono stati effettuati nell’attività caratteristica dell’impresa ritorneranno sotto forma di nuova ricchezza generata.

Il ROI è espresso dal rapporto:

Formula per il calcolo del ROI

Come accade per il ROE, il ROI è solitamente indicato in termini percentuali. Significa che il risultato del rapporto ottenuto va moltiplicato per 100.

Faccio notare che, in assenza di ricavi atipici (affitti attivi, ad esempio): Reddito operativo o Risultato Operativo = (Valore della Produzione – Costo della produzione del bilancio).

Il confronto fra ROI e ROD

Il valore minimo del ROI deve essere pari al Costo dei mezzi di Terzi, definito anche ROD (Return On Debt).

Per meglio comprendere di cosa stiamo parlando, il costo dei mezzi di terzi (o ROD) è dato da:

Formula Costo dei Mezzi di Terzi

Questo indice ci dice se l’impresa può remunerare il capitale di terzi e misura l’incidenza degli oneri finanziari sulla Redditività totale.

E’ importante fare un confronto fra ROI e Costo dei mezzi di terzi (ROD) per capire se conviene finanziare gli investimenti tramite l’indebitamento di Terzi.

se il ROI > ROD La redditività è maggiore del costo del denaro (degli interessi pagati);

In caso di ROI = ROD è indifferente se prendere a prestito il denaro o meno;

se il ROI < ROD Non conviene prendere a prestito il denaro per procedere con l’investimento.

Il ROI globale, ora menzionato, può essere scomposto in più ROI analitici riguardanti le singole aree di gestione. In questo articolo faremo comunque sempre riferimento al ROI globale. Anche questo indice viene espresso in termini percentuali.

Se vuoi puoi approfondire il ROI e gli aspetti legati all’utilizzo nella vita di tutti i giorni, leggendo l’articolo specifico.

Come si calcola il ROI?

Per calcolare il ROI, ci aiuteremo sempre prendendo in considerazione i dati di bilancio riclassificati e forniti all’inizio dell’articolo.

Dal momento che i dati risultano maggiormente significativi se si prendono in considerazione 2 anni o più, effettueremo il calcolo per gli anni 2017, 2018 e 2019.

– A partire dall’anno 2019, dal calcolo emerge un ROI del 3,81% (ti ricordo che si tratta di un indice che va considerato in percentuale e per semplicità ho omesso di indicare la moltiplicazione X 100)

ROI del 2019

– Considerando l’anno 2018 dal calcolo emerge che il ROI è pari al 4,58%:

ROI del 2018

– infine per l’anno 2017 i calcoli sono i seguenti:

ROI del 2017

La scomposizione del ROI

Parlando del ROI, possiamo vedere come questo indice possa essere scomposto in due indici specifici, che ti possono aiutare a comprendere quali elementi contribuiscono alla redditività aziendale.

In questo caso di parla del “triangolo di Du Pont“.

Ma vediamo nel dettaglio come sono composti i due indici specifici dai quali dipende il ROI.

Scomposizione del ROI (formula)

ROS

Il ROS esprime la redditività media unitaria dell’impresa. Esprime sinteticamente la capacità remunerativa del flusso dei ricavi tipici dell’azienda. In parole povere ti permette di sapere quanto l’azienda riesce a guadagnare dalle vendite.

Ha un campo di variabilità elevato.

Il ROS può assumere anche segno negativo se i ricavi di vendita non sono sufficienti a coprire i relativi costi.

La formula del ROS è la seguente:

La formula del ROS

Come si calcola il ROS?

Il punto di partenza è sempre lo stesso, il bilancio riclassificato sopra esposto. In seguito, a partire dalla formula appena esposta e valutando l’evoluzione che si manifesta nel corso degli anni analizzati, vedremo che il ROS assume i seguenti valori:

– Partiamo dall’analisi dell’anno appena chiuso, il 2019 e vediamo come il ROS presenta un valore del 3,66%

ROS del 2019

– Nel 2018 invece il ROS era del 4,14%. Il suo valore ha subito una leggera contrazione:

ROS del 2018

– infine per l’anno 2017 i calcoli sono i seguenti:

ROS del 2017

Dal calcolo emerge come l’indice abbia subito una elevata contrazione nel corso dei tre anni.

Tasso di rotazione del Capitale Investito

Al fine di proseguire nella comprensione degli indici che compongono il ROI, l’altro indice da valutare è il Tasso di rotazione del Capitale Investito.

Questo indice è dato da:

Formula del tasso di rotazione degli impieghi

E’ un indice non in percentuale. Più l’indice è elevato, maggiore è l’efficienza aziendale. Infatti un indice elevato dimostra che l’azienda presenta un rapido ciclo investimenti/disinvestimenti.

Esso rappresenta quante volte nell’arco dell’anno il capitale investito ritorna in forma liquida attraverso le vendite nette.

Un tasso pari ad 1 significa che il capitale ruota mediamente una volta l’anno. Valori inferiori o superiori ad 1 significano che il capitale ruota rispettivamente meno o più di una volta all’anno.

Come si calcola il tasso di rotazione degli impieghi?

E’ sempre importante passare dalla teoria alla pratica, per cui vediamo come si effettua il calcolo di questo indice.

Teniamo sempre in considerazione il fattore tempo ed analizziamo l’evolversi del valore di questo indice di redditività.

– Per l’anno 2019 abbiamo:

Tasso di rotazione degli impieghi del 2019

– Invece il 2018 prevede questi calcoli:

Tasso di rotazione degli impieghi del 2018

– Infine il 2017:

Tasso di rotazione degli impieghi del 2017

La leva finanziaria

Dopo aver analizzato il ROI ed il “triangolo di Du Pont”, torniamo agli indici di redditività che compongono il ROE.

Parliamo della leva finanziaria.

Si tratta dell’indice di indebitamento ed è dato da:

Formula della leva finanziaria

Se è =1 significa che l’impresa finanzia tutti i suoi investimenti con capitale proprio.

In caso sia > 1, significa che l’azienda sta ricorrendo anche al capitale di terzi.

Se l’indice > 2 l’impresa sta ricorrendo in misura eccessiva al capitale di debito.

Come si calcola la leva finanziaria?

Vediamo ora come si calcola la leva finanziaria e come si è modificata nel corso dei tre anni considerati:

– Per l’anno 2019 abbiamo:

Leverage del 2019

La leva finanziaria assume un valore di 6,16, molto superiore a 2, ne deriva un ricorso eccessivo al capitale di debito…

– Invece il 2018 prevede questi calcoli:

Leverage del 2018

Lo stesso vale per l’anno precedente, in cui il valore era ancora maggiore.

– Infine per 2017 il calcolo è il seguente:

Leverage del 2017

L’anno 2017 è il peggiore di tutti…Quindi in realtà l’andamento è volto ad un miglioramento della situazione. Che sia dovuto all’aumento del Capitale proprio, visto che l’azienda ha sempre reinvestito gli utili netti generati invece di distribuirli ai soci?

Conclusioni

Se sei arrivato a leggermi fino a questo punto sono più che convinta che la tua preparazione personale ti stia certamente a cuore.

E’ per questo motivo che ti invito a valutare concretamente di investire alcune centinaia di euro nell’acquisto di un corso specifico sulla contabilità, il bilancio o la contabilità d’impresa. Il beneficio personale che potrai trarne andrà ben oltre la cifra investita: acquista subito il tuo corso!

Finalmente è giunta l’ora di riepilogare i risultati a cui siamo pervenuti.

Nel 2017 il ROE ha raggiunto un livello che può essere considerato molto valido. Nel 2018 però ha subito una pesante contrazione, seguita nel 2019 da un’ulteriore lieve flessione.

Si tratta ora di individuare i fattori che, in via primaria, hanno determinato tale andamento.

Servono a tale scopo il ROI, il rapporto di indebitamento ed il tasso di incidenza del risultato netto sul risultato operativo.

Come puoi vedere la forte contrazione subita dal ROE nel 2018, deve essere attribuita principalmente alla marcata flessione del ROI (un calo di quasi 5 punti), calo che è continuato anche nell’anno 2019.

La riduzione del ROE è supportata anche dalla flessione del Leverage, anche se questo risulta tuttavia elevato ed indica che l’azienda sta ricorrendo troppo al capitale di debito. A completamento delle indicazioni precedenti, si può notare che l’onerosità del capitale di credito si mantiene largamente al di sotto del ROI, dimostrando che la redditività è nettamente al di sopra del costo del denaro.

Si può inoltre notare come la contrazione del ROI sia attribuibile ad una pesante riduzione della redditività delle vendite (ROS), cui si accompagna anche un peggioramento del tasso di rotazione degli impieghi.

L’analisi fin qui condotta è chiaramente parziale. Ulteriori elementi di giudizio potrebbero essere tratti da indagini più approfondite che, necessariamente, coinvolgono altri indici aziendali.

IndiceAnno 2019Anno 2018Anno 2017
ROE16,58%21,30%50,49%
ROI3,81%4,58%9,38%
ROS3,66%4,14%8,07%
Tasso di Rotazione degli Investimenti1,021,181,30
Costo dei Mezzi di Terzi– 0,14%0,13%0,73%
Leverage6,167,178,54
Tasso di incidenza del del Risultato netto
sul risultato Operativo
0,710,650,63
Indici di redditività: tabella di confronto anni 2019, 2018 e 2017

Sicuramente questo articolo non vuole essere esaustivo, perché molto di più potrebbe essere detto ed analizzato.

Tuttavia spero di avere in qualche modo offerto utili indicazioni per poter comprendere l’importanza dell’analisi di bilancio e degli indici di redditività.

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Daniela Ranieri
Fin dall’ottenimento della Laurea in Economia e Commercio, uno dei miei obiettivi principali è stato quello di migliorarmi ed accrescere le mie competenze sia in ambito amministrativo finanziario che personale. Sono passata dall’essere praticante, impiegata di alcune società, responsabile di un’industria farmaceutica veterinaria, all’essere socia e parte attiva dell’azienda di famiglia. In questo momento uno dei traguardi che ho intenzione di raggiungere è quello di sviluppare il nostro blog e fare in modo di aiutare chiunque decida di mettersi in gioco e voglia puntare sulla propria crescita finanziaria e personale.

1 commento

  1. d

    Complimenti, davvero un contenuto di livello. Grazie!

    Rispondi

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