EBITDA: Impara ad Utilizzarlo e Scoprine i Limiti

da | Feb 14, 2021 | Finanza Personale | 0 commenti

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“Se qualcuno trascorre la propria vita e si valuta solo in base a quanto denaro possiede o quanti soldi sono stati guadagnati lo scorso anno, prima o poi finirà nei guai…”

Warren Buffett

Cosa significa EBITDA?

Foto di Sophie Janotta da Pixabay

L’EBITDA è un indicatore della redditività aziendale.

Rappresenta l’acronimo di:

ACRONIMOSIGNIFICATO
EARNINGSUTILI
BEFOREPRIMA DI
INTERESTSINTERESSI
TAXESTASSE
DEPRECIATIONSVALUTAZIONI
AMORTIZATIONAMMORTAMENTI
Il significato dell’acronimo EBITDA

Si tratta di un metodo utilizzato per valutare la performance operativa di una società e può essere considerato come una sorta di approssimazione del flusso di cassa necessario per lo svolgimento dell’operatività aziendale.

L’EBIDA è diventato famoso negli anni ’80, a seguito del diffondersi del Leveraged Buyout, ovvero dell’acquisto di una quota del pacchetto azionario di un’azienda, finanziato dal ricorso al credito bancario e garantito dalle attività dell’azienda stessa. Gli investitori in leveraged buyout, infatti, lo hanno utilizzato per calcolare se le aziende, a seguito di una ristrutturazione interna, sarebbero state in grado di sostenere il pagamento degli interessi e rimborsare il debito sulla base di specifici accordi finanziari con gli istituti di credito.

Come vedremo in uno dei prossimi paragrafi, molti discutono l’efficacia dell’EBITDA. Tuttavia, è indubbio che si tratti di un indicatore in larga parte utilizzato dagli investitori come strumento di misurazione e valutazione della performance di un’azienda.

Inoltre è stato fatto ampio ricorso all’EBITDA durante il “boom delle dot-com”, perché ignorando i costi relativi agli interessi finanziari, consentiva alle aziende in perdita di mostrare comunque un “utile”.

Perché EBITDA è così ampiamente utilizzato oggi?

La ragione fondamentale è legata al fatto che si tratta di un indicatore in grado di migliorare la comparabilità tra le imprese, eliminando gli elementi non direttamente correlati alla gestione operativa, nonché i fattori influenzati dalle politiche di bilancio degli amministratori.

Nel calcolo dell’EBITDA, infatti, gli oneri finanziari pagati dall’azienda, in gran parte frutto della scelta di finanziamento decisa dell’alta direzione, vengono ignorati. Anche le imposte vengono tralasciate, perché possono variare notevolmente a seconda delle politiche di bilancio oppure dalle perdite subite negli anni precedenti.

Per i sostenitori dell’efficacia di tale indicatore di redditività, queste variazioni possono distorcere l’utile netto.

In sintesi, EBITDA rimuove i fattori non operativi e spesso arbitrari che possono influenzare il calcolo dell’ammortamento. Infine, vengono aggiunte di nuovo le spese di tipo non ricorrente. Eliminando queste voci, EBITDA rende più facile valutare la salute finanziaria di varie società e confrontare il loro andamento con le medie del settore di riferimento.

Gli investitori ritengono l’EBITDA uno strumento capace di determinare se una società sarà in grado di onorare il proprio debito a breve termine. Allo stesso tempo, EBITDA offre agli investitori un’idea di quanto denaro potrebbe generare un’azienda prima di pagare interessi e tasse.

Differenza tra EBITDA e MOL

Foto di Gundula Vogel da Pixabay

L‘EBITDA viene molto spesso fatto coincidere con il MOL, ovvero il Margine Operativo Lordo.

Tuttavia i due margini esprimono grandezze diverse.

La differenza tra il MOL e l’EBITDA, infatti, è rappresentata dagli accantonamenti che nell’EBITDA vengono dedotti, e quindi considerati nel calcolo, mentre nel MOL vengono trattati al pari degli ammortamenti e quindi non considerati.

Cosa sono gli accantonamenti?

Gli accantonamenti sono delle operazioni contabili attraverso le quali vengono imputate a carico del reddito di esercizio quote di costo relative ad operazioni di cui è certa la manifestazione finanziaria, ma sono indeterminati l’importo e la data del pagamento, oppure è incerto anche il verificarsi dell’evento stesso. Tali accantonamenti vengono imputati in conti denominati “Fondi per rischi e oneri”.

Ciò comporta che il valore dell’EBITDA possa essere inferiore rispetto al MOL e quindi condurre ad una stima più prudenziale del potenziale flusso di cassa operativo.

Come si calcola l’EBITDA?

Qual è la formula dell’EBITDA?

EBITDA = UTILE NETTO + INTERESSI + IMPOSTE + SVALUTAZIONI + AMMORTAMENTI

Per calcolare l’EBITDA, come evidenziato nella tabella qui sotto, dovrai sommare all’utile netto la differenza tra interessi passivi ed attivi, oneri e proventi fiscali, svalutazioni e rivalutazioni, oneri e proventi straordinari ed ammortamenti.

Formula per il calcolo dell'EBITDA. EBITDA = UTILE + INTERESSI + TASSE + SVALUTAZIONI ed AMMORTAMENTI
Formula EBITDA

Esempio di calcolo dell’EBITDA

Volendo procedere con un esempio, di seguito ti propongo un bilancio riclassificato a valore aggiunto di un’azienda manifatturiera, dal quale poter partire per ragionare insieme su come arrivare alla determinazione dell’EBITDA.

Come potrai notare, la riclassificazione individua il Margine Operativo Lordo e non l’EBITDA.

 CONTO ECONOMICO RICLASSIFICATO31/12/2019%
Ricavi delle vendite €  4.197.811,00 
Produzione interna €         3.619,00 
VALORE DELLA PRODUZIONE OPERATIVA €  4.201.430,00100,00%
Costi esterni operativi  €  2.661.300,0063,34%
Valore aggiunto  €  1.540.130,0036,66%
Costi del personale €     971.126,0023,11%
MARGINE OPERATIVO LORDO  €     569.004,0013,54%
Ammortamenti e accantonamenti  €     415.351,009,89%
RISULTATO OPERATIVO  €     153.653,003,66%
Risultato dell’area accessoria-€       34.688,00-0,83%
Risultato dell’area finanziaria (al netto degli oneri finanziari)  €         3.089,000,07%
EBIT NORMALIZZATO  €     122.054,002,91%
Risultato dell’area straordinaria  €                    –  0,00%
EBIT INTEGRALE €     122.054,002,91%
Oneri finanziari -€         5.128,00-0,12%
RISULTATO LORDO  €     127.182,003,03%
Imposte sul reddito €       18.448,000,44%
RISULTATO NETTO €     108.734,002,59%
Conto Economico riclassificato a valore aggiunto

Infatti, mentre il MOL si ottiene sottraendo dal valore aggiunto i costi per il personale e gli accantonamenti, l’EBITDA si ottiene a partire dal RISULTATO NETTO.

In questo caso poniamo, per semplicità, che gli accantonamenti per rischi ed oneri siano pari a zero.

Di conseguenza vedremo che il nostro EBITDA coinciderà con il MOL.

Ecco la formula dell’EBITDA applicata all’esempio proposto. Partiamo dall’utile netto, pari ad euro 108.734,00 ed andiamo ad aggiungere e sottrarre le poste di bilancio come indicato nella tabella di raccordo.

RISULTATO
NETTO
IMPOSTEONERI
FINANZIARI
RISULTATO AREA
FINANZIARIA
RISULTATO AREA
ACCESSORIA
AMMORTAMENTI
ACCANTONAMENTI
EBITDA
 € 108.734+ €   18.448– €     5.128– €     3.089+ € 34.688+ € 415.351 =  € 569.004
Il calcolo dell’EBITDA a partire dall’utile netto

Volendo scendere nel dettaglio, vediamo le motivazioni legate all’esclusione di alcune voci di bilancio dal calcolo dell’EBITDA.

Gli interessi vengono esclusi dall’EBITDA, in quanto dipendono dalla struttura finanziaria dell’azienda. Sono determinati dal livello di indebitamento a cui la società ha deciso di fare ricorso per finanziare le proprie attività commerciali. Società di tipo diverso si differenziano nella struttura del capitale di finanziamento. Questo si traduce in un diverso ammontare di spese per interessi.

Pertanto è più facile confrontare la performance relativa delle società aggiungendo gli interessi ed ignorando l’impatto della struttura del capitale sul business. Ti faccio notare inoltre, che le aziende possono dedurre dal reddito di periodo gli oneri finanziari corrisposti ai loro creditori, ottenendo così un vantaggio fiscale legato all’impiego di capitale di debito. Il vantaggio si genera attraverso un meccanismo definito “scudo fiscale”.

Le tasse variano e dipendono dalle norme fiscali applicate. Non hanno alcuna attinenza con le prestazioni o il comportamento del management nella politica di gestione aziendale e, quindi, molti analisti finanziari preferiscono aggiungerle nuovamente quando si confrontano due o più imprese fra loro.

Gli ammortamenti e le svalutazioni (D&A) dipendono dagli investimenti storici effettuati dall’azienda e non dall’andamento operativo corrente del business. Le aziende investono in immobilizzazioni a lungo termine (come attrezzature, macchinari o veicoli) che perdono valore a causa dell’usura.

L’ammortamento si basa sul deterioramento di una parte delle immobilizzazioni materiali dell’azienda.

Gli ammortamenti e le svalutazioni sono fortemente influenzati da ipotesi riguardanti la vita economica utile dei cespiti, il valore di realizzo e il metodo di ammortamento utilizzato. Per questo motivo, gli analisti potrebbero scoprire che il reddito operativo è diverso da quello che pensano dovrebbe essere il valore da attribuire all’investimento. Ecco perché D&A non vengono considerati nel calcolo dell’EBITDA.

I limiti dell’EBITDA

Foto di Steve Buissinne da Pixabay

“Penso che, ogni volta che vedi la parola EBITDA, dovresti sostituirla con “guadagni scadenti.”

Dal libro The Tao of Charlie Munger

Alcuni investitori come Warren Buffet e Charlie Munger, il vicepresidente della Berkshire Hathaway (il conglomerato finanziario presieduto da Warren Buffett), hanno un particolare disprezzo per l’EBITDA in quanto non tiene conto del deprezzamento delle attività a cui una società può andare incontro.

Ad esempio, se una società ha una grande quantità di attrezzature ammortizzabili, e quindi un importo elevato di spese per ammortamenti, il costo per mantenere e sostenere questi beni non viene rilevato.

Secondo Charlie Munger gli interessi, gli ammortamenti e le imposte rappresentano poste molto importanti che possono incidere pesantemente sul bilancio di un’azienda.

Gli interessi e le tasse devono essere pagati nell’anno in corso. L’ammortamento è un costo che determinerà un’uscita di cassa importante in futuro.

Facciamo un esempio.

Nel caso in cui un impianto o un’attrezzatura debbano essere sostituiti a causa di malfunzionamento o vetustà, quell’eventuale sostituzione potrebbe rappresentare un ingente investimento di capitale, trasformando ciò che sembra un ottimo affare in un clamoroso fallimento.

Secondo Charlie Munger, utilizzando l’EBITDA per determinare i guadagni di una società, potremmo avere una visione non realistica della situazione dal punto di vista economico.

Sicuramente l’utilizzo dell’EBITDA rappresenta un metodo semplice da calcolare per decidere se procedere o meno con un investimento. Infatti la maggior parte delle persone è alla ricerca di sistemi facili da applicare per investire, pensando che questo li renderà ricchi.

Tuttavia comprendere se un’azienda riuscirà o meno ad avere un vantaggio competitivo durevole o se un determinato investimento in macchinari ed attrezzature opererà a suo favore, comporta tutta una serie di analisi e considerazioni tutt’altro che banali e facili.

La semplice lettura di libri non è sufficiente: si dovrebbero aggiungere anche un corso di contabilità, che rappresenta la lingua per concludere buoni affari, un corso di economia, ecc…

Tutti i macchinari e gli edifici alla fine si logorano nel tempo: questo logorio è imputato a conto economico attraverso gli ammortamenti. Escluderli dal calcolo del reddito potrebbe condurre a conclusioni fuorvianti.

Potresti rendertene conto attraverso un semplice esempio.

Immagina che l’azienda XYZ Lavorazioni Meccaniche, decida di acquistare un tornio da un milione di euro.

Supponiamo che questo tornio abbia una durata presunta di dieci anni. Ne consegue che, nonostante l’azienda abbia speso l’intero costo di 1 milione di euro nell’anno in cui è stato acquistato il macchinario, il costo dell’attrezzatura dovrà essere ammortizzato in 10 anni.

Per cui ogni anno l’azienda potrà portarsi in detrazione nel Conto Economico euro 100.000,00.

L’ammortamento è un costo reale che va considerato nel caso si decida di investire in un’azienda, perché in futuro quel tornio andrà sicuramente sostituito.

A bilancio l’acquisto del tornio, comporterà da un lato uscite di cassa per 1.000.000 di euro e dall’altro un aumento delle attività alla voce “Impianti e macchinari”.

Inoltre, per i prossimi dieci anni, verranno imputati a conto economico 100.000 euro come voce di costo “Ammortamento macchinari” e contestualmente dovranno essere accantonati ogni anno 100.000,00 euro alla voce “Fondo ammortamento macchinari”.

Questo significa che, in una prospettiva di breve termine, XYZ Lavorazioni Meccaniche si troverà, per 10 anni, imputato a bilancio un costo annuale che in realtà ha avuto una manifestazione finanziaria in anni precedenti e che quindi, per chi deve investire, non rappresenta un vero costo. Quindi, chi desidera investire, può aggiungere quel costo di 100.000 euro ai guadagni della società, ottenendo dei flussi di cassa in grado di sostenere maggiori debiti, magari per procedere con acquisizioni in leva.

Tuttavia, in questo caso, utilizzando l’EBITDA gli investitori ignorano che alla fine il tornio si logorerà e l’azienda dovrà spendere un altro milione di euro per acquistarne uno nuovo.

Ma se l’azienda, al termine dei 10 anni, sarà gravata da una tonnellata di debito, residuo derivante da imprudenti acquisizioni in leva, potrebbe non riuscire a farsi finanziare l’acquisto di un nuovo macchinario, con tutte le conseguenze negative del caso.

Warren Buffet ha scoperto che le aziende che hanno un vantaggio competitivo nei confronti di altre, tendono ad avere una minore incidenza sui profitti dei loro costi di ammortamento.

Ad esempio, le spese di ammortamento di Coca Cola rappresentano costantemente circa il 6% dei suoi profitti lordi. Procter & Gamble, arriva ad un’incidenza di circa l’8%.

Un altro elemento che l’EBITDA ignora sono gli interessi passivi. Si tratta degli oneri finanziari, che non sono un costo operativo, perché non sono legati a nessun processo produttivo o commerciale. Gli interessi riflettono il debito totale che la società sta sostenendo in un determinato periodo.

Più debito ha l’azienda, più interessi deve pagare.

Le aziende con pagamenti di interessi elevati rispetto al reddito operativo tendono a essere di due tipi:

  1. aziende che si trovano in un settore estremamente competitivo, in cui sono necessarie ingenti spese in conto capitale per rimanere competitive;
  2. aziende con un’ottima redditività che si sono indebitate con operazioni di leveraged buyout.

Ciò che Warren Buffet ha capito è che le aziende con un vantaggio competitivo durevole spesso comportano una spesa per interessi minima o nulla. Procter & Gamble deve pagare solo l’8% di interessi; la Wrigley Co. deve pagare in media il 7%; di contro Goodyear, appartenente ad un settore altamente competitivo, deve pagare, in media, il 49% del suo reddito operativo in interessi.

Nel mondo di Warren Buffet, investire in un’azienda con un vantaggio competitivo durevole è l’unico modo per garantirsi di diventare ricchi nel lungo periodo. Di conseguenza, per chi sostiene che l’EBITDA non sia efficace per decidere in merito ai propri investimenti, il numero da utilizzare è il reddito prima delle imposte.

L’EBITDA può essere più facile da calcolare ed è in grado di fornire un’approssimazione del flusso di cassa operativo, ma il problema più grande è che non prende in considerazione le spese in conto capitale o le esigenze di capitale circolante futuro.

Che cos’è l’EBITDA margin?

Foto di Gerd Altmann da Pixabay

L’EBITDA margin è una misura dell’utile operativo aziendale come percentuale dei suoi ricavi. Per calcolarlo devi dividere l’EBITDA per il valore della produzione e moltiplicare il tutto per 100. Conoscere questo rapporto ti consente di confrontare agevolmente le prestazioni di un’azienda rispetto ad altre appartenenti al medesimo settore.

Prendendo a riferimento il conto economico a valore aggiunto mostrato in precedenza, calcoliamo l’EBITDA margin.

Formula EBITDA margin
Formula EBITDA margin

Il fatturato totale ammonta ad Euro 4.197.811,00; mentre l’EBITDA, che abbiamo detto coincidere con il MOL in conseguenza dell’assenza di accantonamenti per rischi ed oneri, è di Euro 569.004,00.

In questo caso la nostra società ha un EBITDA margin di Euro 569.004 / Euro 4.197.811 = 13,55%.

L’EBITDA si concentra sugli elementi essenziali di un’azienda: la sua redditività operativa e il flusso di cassa.

Il risultato ottenuto rappresenta la redditività operativa dell’azienda.

Nessun analista o investitore sosterrebbe l’irrilevanza di interessi, tasse, deprezzamento e ammortamenti.

Tuttavia, l’EBITDA elimina tutti questi fattori per concentrarsi sull’essenziale: redditività operativa e flusso di cassa.

Ciò al semplice scopo di semplificare il confronto della redditività relativa di due o più aziende di dimensioni diverse, ma appartenenti allo stesso settore. I numeri altrimenti potrebbero essere distorti o mascherati da manovre contabili.

Vantaggi e svantaggi dell’EBITDA margin

Foto di Tumisu da Pixabay

L’EBITDA margin indica ad un investitore la quantità di liquidità operativa generata per ogni euro di entrate guadagnate. Quel numero può quindi essere utilizzato come benchmark comparativo.

Chiaramente maggiore è il valore che risulta dal calcolo, migliore sarà la performance aziendale.

Ad esempio, una piccola azienda potrebbe guadagnare 150.000 euro di fatturato annuo e avere un EBITDA margin del 13%. Una società più grande che ha guadagnato 1.500.000 euro all’anno di ricavi potrebbe avere avuto un margine EBITDA del 6%.

Chiaramente, la società più piccola opera in modo più efficiente e massimizza la propria redditività, mentre la società più grande probabilmente si è concentrata sulla crescita dei volumi per aumentare i propri profitti.

Alcune aziende mettono in evidenza il proprio EBITDA margin come modo per distogliere l’attenzione dal proprio livello di indebitamento e migliorare così la percezione della propria performance finanziaria.

Va notato, infatti, che l‘esclusione del debito ha i suoi svantaggi quando si misura la performance di un’azienda.

Le aziende con livelli di indebitamento elevati non dovrebbero essere misurate utilizzando il margine EBITDA: i pagamenti di interessi elevati dovrebbero essere inclusi nell’analisi finanziaria di tali società.

Inoltre, il fatto che l’EBITDA margin sia solitamente superiore al margine di profitto, porta le aziende con bassa redditività ad enfatizzarlo per dimostrare comunque il proprio “successo” e magari ottenere finanziamenti.

Che cos’è il rapporto EV/EBITDA?

Arrivati a questo punto non posso esimermi dal nominare un importante rapporto in cui l’EBITDA compare come denominatore: mi riferisco all’EV/EBITDA. Si tratta di un multiplo aziendale che viene utilizzato dagli investitori per misurare il valore di un’azienda rispetto ai suoi guadagni allo scopo di poter confrontare facilmente potenziali investimenti.

Tale multiplo, infatti, ti permette di stabilire quante volte stai pagando tua società obiettivo (EV) rispetto alla sua capacità di guadagno (EBITDA), allo scopo di poter confrontare agevolmente varie società sulle quale vorresti investire.

È uno dei Multipli che viene utilizzato più spesso: è poco influenzato dalle politiche contabili e fiscali ed è in grado di esprimere la capacità della gestione caratteristica di generare valore. Viene più spesso utilizzato in presenza di società con business stabile e maturo.

A differenza del rapporto P/E (Prezzo/Utile), l’EV/EBITDA, non considera unicamente il contributo fornito dagli azionisti, ma tiene conto anche del debito derivante dall’attività operativa dell’azienda. Saprai benissimo quanto sia importante tenere sotto controllo il livello di indebitamento, per cui il fatto che si valuti questo dato risulta estremamente positivo.

Ora che sai come determinare l’EBITDA, non mi resta che descriverti che cosa sono la Posizione Finanziaria Netta (PFN) e l’Enterprise Value (EV).

Che cos’è la Posizione finanziaria Netta (PFN)?

La PFN sintetizza la situazione finanziaria di una società facendoti capire se possiede più debiti che denaro in cassa (PFN negativa) oppure più liquidità che debiti (PFN positiva).

Nel primo caso, cioè se la Posizione Finanziaria Netta fosse negativa, avresti un indebitamento finanziario netto mentre nel secondo caso la situazione sarebbe molto più rosea dal momento che questi debiti potrebbero essere chiusi all’istante, senza alcun problema.

La Posizione Finanziaria Netta è data dalla seguente somma algebrica:

DEBITI FINANZIARI A BREVE (valore sempre negativo)

+ DEBITI FINANZIARI A MEDIO-LUNGO TERMINE (valore sempre negativo)

+ ATTIVITA’ FINANZIARIE A BREVE TERMINE

+ DISPONIBILITA’ LIQUIDE.

Facciamo un esempio utilizzando questi dati inerenti un’ipotetica società obiettivo.

DEBITI FINANZIARI A BREVE
(valore sempre negativo)
– € 1.000.000,00
DEBITI FINANZIARI A MEDIO-LUNGO TERMINE
(valore sempre negativo)
– € 2.500.000,00
ATTIVITA’ FINANZIARIE A BREVE TERMINE
(valore sempre positivo)
€ 500.000,00
DISPONIBILITA’ LIQUIDE € 700.000,00
EBITDA € 1.250.000,00
CAPITALIZZAZIONE DI BORSA DELLA SOCIETA’ OBIETTIVO
(valore sempre positivo)
€ 6.500.000,00

Tabella contenente i dati della società obiettivo utilizzata nell’esempio

La PFN sarà pari a (-1.000.000 -2.500.000 +500.000 +700.000) = – € 2.300.000,00

Che cos’è l’Enterprise Value (EV)?

L’Enterprise Value esprime il valore complessivo del tuo investimento considerato come se tu volessi acquistare l’intera società che stai valutando. In questo caso, infatti, non dovresti sostenere solamente il costo relativo alla capitalizzazione di mercato, ma dovresti sommare anche tutti i debiti in capo alla società, che pagheresti implicitamente, al netto del denaro in cassa e dei crediti, che riceveresti indirettamente.

L’Enterprise Value, che in italiano potremmo tradurre come Valore d’Azienda, rappresenta il costo effettivo d’acquisizione di una azienda, il prezzo teorico di una società target, al quale aggiungere poi un premio per l’acquisizione.

Per determinare l’Enterprise Value è sufficiente prendere la capitalizzazione di borsa e sottrarre la Posizione Finanziaria Netta.

Considerando l’esempio precedente l’EV sarà pari a:

€ 6.500.000 – (- € 2.300.000) = € 8.800.000

L’EV rappresenta il valore d’acquisto complessivo di un’azienda: se tu avessi acquistato l’intera società avresti pagato, in pratica, 2,3 milioni in più del valore di mercato.

A questo punto puoi calcolare facilmente l’EV/EBITDA, infatti, rifacendomi sempre all’esempio precedente:

EV/EBITDA = € 8.800.000 / 1.250.000 = 6,24x

In pratica stai pagando 6,24 volte l’EBITDA della tua società obiettivo. Nel caso in cui tu fossi in grado di trovare un altro investimento, con un multiplo inferiore, dovresti senz’altro valutarlo.

Conclusioni

“Non esiste un’unica formula. Hai bisogno di sapere molto di affari, natura umana e numeri. . . Non è ragionevole aspettarsi CHE ESISTA un sistema magico che lo farà per te. ”

L’EBITDA rappresenta sicuramente un indicatore interessante per un’analisi di carattere generale, tuttavia, da solo non basta: è necessario utilizzarlo unitamente ad altri indicatori di performance aziendale se si ha come obiettivo quello di migliorare il proprio business o effettuare investimenti remunerativi.

A tale proposito, per riuscire ad analizzare in maniera più approfondita il bilancio di un’azienda, ti consiglio di leggere anche il mio articolo sugli indici di redditività.

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Daniela Ranieri
Fin dall’ottenimento della Laurea in Economia e Commercio, uno dei miei obiettivi principali è stato quello di migliorarmi ed accrescere le mie competenze sia in ambito amministrativo finanziario che personale. Sono passata dall’essere praticante, impiegata di alcune società, responsabile di un’industria farmaceutica veterinaria, all’essere socia e parte attiva dell’azienda di famiglia. In questo momento uno dei traguardi che ho intenzione di raggiungere è quello di sviluppare il nostro blog e fare in modo di aiutare chiunque decida di mettersi in gioco e voglia puntare sulla propria crescita finanziaria e personale.

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